La filosofia della musica ci avvicina a Dio

Penso che la musica sia stata il dono che Dio ci ha fatto, lasciando che ognuno di noi possa di volta in volta avere accesso a mondi alternativi che possano farci sentire vicini a lui.
Penso che la musica sia stata il dono che Dio ci ha fatto, lasciando che ognuno di noi possa di volta in volta avere accesso a mondi alternativi che possano farci sentire vicini a lui.
Da grande poeta quale è, Dante non poteva non amare la musica, infatti secondo il Boccaccio, si è frequentemente dilettato di suoni e canti durante la sua giovinezza, lasciando intendere che non solo il poeta fiorentino apprezzasse la musica, ma che la praticasse anche.
La concezione filosofica della musica nel medioevo la vedeva come un mezzo per avvicinarsi a Dio, partendo dal microcosmo della dimensione umana, per rappresentare il macrocosmo della dimensione divina. E’ un tema molto diffuso in quel periodo, ma la vera ammissione d’importanza della musica ci viene da Isidoro, vescovo di Siviglia.
Le parole di Schopenhauer, sintetizzano molto bene un pensiero che accomuna altri pensatori come Osho o Gurdjieff.
Niente come l’opera musicale rende vera la famosa frase “Carpe Diem”, ossia la capacità di cogliere la meravigliosa magia del presente, senza lasciarsi distrarre dalle ammalianti promesse del futuro o dagli emotivi ricordi del passato.
La profonda dedizione alla musica e la vocazione idealista probabilmente aiutarono il genio di Beethoven a continuare la sua opera di ricerca e creatività musicale, nonostante la sua sordità, consentendo a noi di poter apprezzare i suoi lavori superlativi. La sua concezione filosofica musicale non si distanziava molto da quella di Pitagora e Platone.
L’affermazione di Goethe “L’architettura è musica congelata” descrive a meraviglia il rapporto esistente tra le proporzioni musicali e quelle architettoniche. Possiamo infatti osservare che le costruzioni in cui si riscontrano tali proporzioni sono anche molto gradevoli da vedere.
Così come l’uomo, anche la musica è un fenomeno complesso che unisce una componente fisica, cioè la vibrazione, un’organizzazione razionale per ottenere l’efficacia emotiva che è soggettiva per ogni ascoltatore. Grazie a queste qualità la musica si presenta come un efficace ponte per la crescita spirituale dell’uomo.
I segreti del suono scoperti da Pitagora sono probabilmente contenuti nel Lambdoma o “Tavola Pitagorica”, tramandato fino ad oggi. In esso sono contenuti i fondamenti armonici delle note e della natura, almeno questo sosteneva lo scienziato tedesco Hans Kayser.
Pitagora è stato un grande scienziato e filosofo, il cui pensiero è ancora profondamente influente, soprattutto per i suoi studi sulla geometria. Non tutti sanno che si è ampiamente occupato di musica e di frequenze musicali, arrivando ad ipotizzare una Musica delle Sfere propria dell'Universo.
Tratte da "Il mercante di venezia", opera teatrale di William Shakespeare scritta a fine 1500, questa belle parole descrivono molto bene lo spirito positivo e benefico della musica. Argomento che ci sta molto a cuore.
Il filosofo romano Boezio, vissuto tra il V e il VI secolo, influenzò molto il mondo cristiano del medioevo attraverso le sue opere, tra cui troviamo anche il “De institutione musica”, il cui soggetto è appunto l’arte dei suoni.
Le antiche scuole misteriche egizie, romane, greche, indiane e di altri centri di apprendimento, avevano una conoscenza del suono molto evoluta, arrivando a comprenderne le vibrazioni e annoverandole tra le cause primarie della formazione dell’universo.
La musica ricopre un ruolo preminente nel pensiero di Sant'Agostino, tanto che egli le dedicò un’opera in sei volumi dal titolo appunto “De Musica”.
Dalle opere di Platone risulta chiara la sua idea di un legame stretto tra filosofia e musica. Nel “Fedone”, ad esempio, Platone parla della filosofia come di “musica suprema”.